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martedì 23 marzo 2010

Lega vuole chiusura ambulatori medici che assistono immigrati irregolari. Fazio: ok

La chiusura degli ambulatori per gli immigrati irregolari e' una decisione 'da prendere a livello locale. Quello che e' essenziale e' che tutti gli ammalati potenziali, in un modo o nell'altro, devono essere curati dal nostro servizio sanitario'.
Parola del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che cosi', ieri, a Trieste, e' intervenuto nella polemica che da mesi divampa in Friuli Venezia Giulia sull'assistenza agli immigrati non in regola.
'Io - ha aggiunto Fazio - non credo che la decisione di chiudere gli ambulatori per i clandestini vada a inficiare' la possibilita' di accesso alle cure da parte di tutti. 'Credo che sia solo una modalita' di gestione'.
L'intervento di Fazio, invece di spegnere la polemica, l'ha riaccesa perche' al ministro ha subito replicato l'europarlamentare Debora Serracchiani, segretaria del Pd in Friuli Venezia Giulia. 'E' grave liquidare una questione di diritti fondamentali e di salute pubblica con una formula burocratica. Ci sono casi in cui si dovrebbero anteporre le responsabilita' sociali e istituzionali alle appartenenze e alle alleanze politiche, soprattutto quando sono in gioco vite umane'.
Quella di oggi e' solo l'ultima puntata di una polemica scoppiata nei mesi scorsi dopo l'indicazione data dall'assessore regionale alla Salute, Vladimir Kosic, al direttore dell'Ass 6 Friuli Occidentale, di proseguire nei servizi erogati negli ambulatori per gli immigrati non in regola.
L'assessore e' stato subito contestato dalla Lega Nord, alleata nella Giunta di Centrodestra del Friuli Venezia Giulia, che, con una mozione del suo capogruppo in Consiglio regionale, Danilo Narduzzi, ha chiesto alla Giunta regionale di disporre la chiusura degli ambulatori per gli immigrati irregolari e ha abbandonato il tavolo di maggioranza sul nuovo Piano socio-sanitario quando Kosic ha ricordato che 'ci sono norme del Parlamento che siamo tenuti a rispettare'.
La Lega ha anche chiesto alle cinque Procure della regione di verificare eventuali profili penali nella condotta di coloro che forniscono le prestazioni mediche agli immigrati.
Un punto di mediazione nella maggioranza e' stato raggiunto nei giorni scorsi con l'assessore Kosic pronto 'a sottoscrivere atti d'indirizzo' ma 'non aspetti tecnico-gestionali' sugli ambulatori per gli immigrati irregolari. In attesa del parere dell'Avvocatura regionale, il documento d'indirizzo dovrebbe definire dei 'paletti' per far si' che gli ambulatori non diventino - come sostiene la Lega - delle corsie preferenziali nell'accesso al servizio sanitario.

sabato 5 dicembre 2009

1 dicembre 2009. Circolare del Ministero dell’Interno sul “Divieto di segnalazione”.


E’ stata diramata oggi una Circolare datata 27 novembre 2009 (n. 12) in cui il Prefetto Morcone recepisce la richiesta di chiarimento avanzata da SIMM insieme a MSF, OISG, ASGI nell’incontro del 15 ottobre presso il Ministero dell’Interno. Si ribadisce la permanenza del divieto di segnalazione verso gli stranieri irregolari che si rechino presso le strutture sanitarie. Il pacchetto sicurezza infatti, nonostante l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare ha mantenuto in vigore il dispositivo previsto dall’art. 35 del TU in cui si vieta espressamente la segnalazione dei cosiddetti irregolari. Questa circolare mette fine a quei dubbi interpretativi che avevano già spinto 14 Regioni ed una Provincia Autonoma ad emanare note di chiarimento sul tema.

Scarica la circolare collegandoti al sito www.simmweb.it

lunedì 3 agosto 2009

Dall'8 agosto 2009 entra in vigore la Legge 94/2009

Il DIVIETO DI SEGNALAZIONE rimane legge!

Dall'8 agosto 2009 entra in vigore la Legge 94/2009,

chiamata anche DDL "Sicurezza", che lascia intatto l'articolo 35

comma 5 del D Lgs. 286/1998 che disciplina il

"DIVIETO DI SEGNALAZIONE" per gli stranieri privi di permesso

di soggiorno che ricevono cure sanitarie.

Nel medesimo provvedimento legislativo, tuttavia, viene introdotto

il reato penale contravvenzionale di ingresso e soggiorno illegale

nel territorio dello Stato dello straniero, punito con l'ammenda da 5mila

a 10mila euro (art. 10 bis del testo unico sull'immigrazione).

V'è il rischio di un'interpretazione non univoca della normativa

in quanto l'introduzione del reato di immigrazione irregolare e gli obblighi

di denuncia che da esso discendono per i pubblici ufficiali e gli incaricati di

pubblici servizi possono apparire in contraddizione con il

DIVIETO DI SEGNALAZIONE prevista dal citato comma 5 dell'articolo 35.

Per tale ragione, MSF, ASGI, SIMM e OISG auspicano l'approvazione

di disposizioni che garantiscano la piena applicazione del

DIVIETO DI SEGNALAZIONE, essendo palese che non sussiste alcuna

facoltà di denuncia degli stranieri privi di permesso di soggiorno che

si rivolgano alle strutture sanitarie, salvo i casi in cui sia obbligatorio

il referto, a parità di condizioni con i cittadini italiani.

martedì 30 giugno 2009

IL CASO Pordenone, centinaia in piazza per salvare l'ambulatorio Stp


Oltre cinquecento persone da tutto il Friuli Venezia Giulia sono scese in piazza il 4 giugno a Pordenone per manifestare contro l’annunciata chiusura dell’ambulatorio per gli immigrati con tessera STP (straniero temporaneamente presente). L’obiettivo è rispondere alla decisione dei dirigenti dell’Azienda sanitaria e dell’Ospedale civile di Pordenone che, in seguito alle pesanti pressioni della Lega Nord, hanno dichiarato la chiusura dell’ambulatorio per gli irregolari appena il ddl sicurezza sarà legge, con l’introduzione del reato di clandestinità

Leggete tutto l'articolo
di Elisa Cozzarini
su Metropoli qui


venerdì 22 maggio 2009

Infermiere straniere nell'Alto Adige


Vi vogliamo presentare una pubblicazione dell'Osservatorio Provinciale sulle Immigrazioni:


FABBISOGNO DI INFERMIERI E RISPOSTA DEI FLUSSI DI IMMIGRAZIONE


Nel corso degli anni 90 in Italia si evidenzia un serio deficit nell’offerta di infermieri. La situazione è talmente grave che nel 2005 il governo emana un decreto per autorizzare la riassunzione degli infermieri andati in pensione e i contratti di lavoro a tempo determinato di un anno o il pagamento, con tariffe libero professionali, delle prestazioni extra-orario di chi è in ruolo.
La risposta che ha più successo è tuttavia l’apertura delle frontiere agli immigrati stranieri. Il flusso immigratorio riesce a tamponare temporaneamente l’emergenza ed inizia una nuova fase nella quale la presenza di infermieri immigrati diventa strutturale a livello nazionale ed anche in Alto Adige. Come dato significativo ricordiamo che l’Ipasvi (Ordine degli infermieri) locale aveva a novembre 2007 4.385 iscritti, tra i quali 793 stranieri, un rispettabile 18,1%.

titolo: Fabbisogno di infermieri e risposta dei flussi di immigrazione
autori: Miguel Angel García, Pietro Pinto
contenuto: rapporto dell'indagine realizzata nel 2008 nell'Alto Adige
dimensioni: 202 pagine, 1,08 MB nella versione digitale pdf
edizione cartacea: Osservatorio Provinciale sulle immigrazioni, Bolzano 2009, versioni in italiano e in tedesco
parole chiave: infermieri sanità immigrazione flussi lavoro


Ulteriori informazioni sul tema:

Infermieri trasfusioni dal sud



lunedì 6 aprile 2009

Clandestina denunciata dai medici dopo il parto al Fatebenefratelli

Un fax alla polizia contro una madre clandestina della Costa d'Avorio. Ma la
contestata legge non è ancora in vigore
di Conchita Sannino

Ora Abou sorride in una culla povera, dentro le case-alveare per immigrati
clandestini o regolari di Pianura. È un neonato nero che non sa di avere
ventisei giorni di vita e, alle spalle, già un'amara esperienza del mondo.
Abou è il volto di un caso politico e sociale. Forse la prima volta in
Italia in cui una norma - quella voluta dalla Lega nel pacchetto sicurezza,
quella che invita i medici a denunciare i pazienti senza permesso di
soggiorno: ma a tal punto controversa da avere spaccato persino i
compattissimi deputati del Pdl - è stata applicata prima ancora di diventare
tale.

"Un caso illegittimo, gravissimo", denuncia l'avvocato napoletano Liana
Nesta. "Delle due l'una - aggiunge il legale - o nell'ospedale napoletano
Fatebenefratelli c'è un medico o un assistente sociale più realista del re
che ha messo in pratica una legge non ancora approvata dagli organi della
Repubblica; oppure qualcuno ha firmato un abuso inspiegabile ai danni di una
madre e cittadina". Una storia su cui promettono battaglia anche gli
operatori dell'associazione "3 febbraio", da sempre al fianco degli
immigrati, anche clandestini, per le battaglie di dignità e rispetto.

La storia di Abou e di sua madre Kante è il percorso sofferto di tante vite
clandestine, costantemente in bilico tra vita e disperazione, morte e
rinascita. Kante è vedova di un uomo ucciso, quattro anni fa, dalla guerra
civile che dilania la Costa d'Avorio e la sua città di Abidjan. Rifugiatasi
in Italia nel 2007, inoltra subito richiesta di asilo politico, che le viene
negato due volte: e attualmente pende il ricorso innanzi al Tribunale di
Roma contro quella bocciatura.

Intanto, stabilitasi a Napoli, Kante si innamora di un falegname di Costa
dŒAvorio, resta incinta, si fa curare la gravidanza difficile presso
l'ospedale San Paolo, con sé porta sempre alcuni documenti e la fotocopia
del passaporto, trattenuto in questura per un'istanza parallela di permesso
di soggiorno, non ancora risolta.



Quando - il 5 marzo scorso - Kante arriva all'ospedale Fatebenefratelli per
partorire il suo bimbo ("al San Paolo non c'era un posto"), dal presidio
sanitario scatta un fax verso il commissariato di polizia di Posillipo che
chiede "un urgente interessamento per l'identificazione di una signora di
Costa d'Avorio". Ovvero: la denuncia. Esattamente ciò che la contestatissima
norma - voluta dalla Lega nell'ambito del pacchetto sicurezza, e già
approvata al Senato - chiede. Proprio il nodo che ha provocato il dissenso
di un centinaio di deputati del Pdl, lo scorso 18 marzo. In testa, la
deputata Alessandra Mussolini, che guidava la rivolta con un esempio-limite:
"Far morire una donna clandestina di parto perché non può andare in ospedale
altrimenti i medici la denunciano? Eh, no. Inaccettabile".

Aggiunge l'avvocato Nesta: "Siamo di fronte a un'iniziativa senza
precedenti. Non è mai accaduto che una donna extracomunitaria, che si
presenta al pronto soccorso con le doglie, ormai prossima al parto, venga
segnalata per l'identificazione", spiega pacatamente Liana Nesta. E
aggiunge: "Come se non bastasse, Kante non ha potuto allattare suo figlio
nei suoi primi giorni del ricovero: lo ha visto per cortesia di alcuni
sanitari che glielo hanno adagiato tra le braccia, ma non ha potuto
allattarlo". La Nesta è una legale impegnata da anni nelle rivendicazioni
dei diritti essenziali, al fianco di immigrati o di parenti di innocenti
uccisi dalle mafie. L'ultima condanna, in ordine di tempo, la Nesta l'ha
ottenuta a dicembre scorso, come avvocato di parte civile, per i killer di
Gelsomina Verde, la ragazza innocente assassinata e poi data alle fiamme dai
sicari di Scampia. Un'altra fragile vita per la quale invocare giustizia.
(31 marzo 2009)

sabato 28 febbraio 2009

L'ordine dei medici: sanzionabile chi denuncia i clandestini

Una procedura "in netto contrasto con i principi della deontologia medica". Così il consiglio nazionale della Fnomceo, "esprime viva preoccupazione e forte dissenso" per il disegno di legge sulla sicurezza che abroga il divieto di denuncia, da parte del medico, degli immigrati irregolari in occasione di prestazioni sanitarie. Il consiglio nazionale dell'ordine mette in guardia: "La possibilità di denuncia creerà percorsi clandestini di cura, sottraendo al controllo della sanità pubblica le patologie diffusive emergenti"

I medici che segnalano gli immigrati irregolari potranno essere sanzionati dagli Ordini professionali di appartenenza per aver violato il Codice deontologico. E' quanto emerge da un documento, votato all'unanimitàdal Consiglio nazionale della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), riunito ieri e oggi a Roma, nel quale si ribadisce nero su bianco il "forte dissenso all'emendamento al Ddl Sicurezza", già passato al Senato, "che abroga il divieto per i medici di denunciare alle autorità gli immigrati irregolari che si rivolgono, per essere curati, alle strutture sanitarie pubbliche". Un documento nel quale i camici bianchi italiani lanciano un appello affinché la Camera dei Deputati non lo approvi.

Non solo. Qualora un medico, non segnalando e dunque non rispettando il contenuto dell'emendamento, dovesse essere sanzionato, "il Consiglio nazionale - si legge nel documento - sarà vicino ai colleghi che dovessero incorrere in procedimenti sanzionatori per aver ottemperato agli obblighi deontologici".
In particolare, nel documento si legge che la procedura di segnalazione "è in netto contrasto con i principi della deontologia medica, espressi in particolare dal giuramento professionale e dall'art. 3 del codice deontologico, che impongono ai medici di curare ogni individuo senza discriminazioni legate all'etnia, alla religione, al genere, all'ideologia, di mantenere il segreto professionale e di seguire le leggi quando non siano in contrasto con gli scopi della professione".

"Il Consiglio nazionale della Fnomceo, ribadendo che le infrazioni del codice deontologico sono sanzionabili dagli Ordini di appartenenza - prosegue il documento - segnala comunque che la possibilità di denuncia creerà percorsi clandestini di cura, sottraendo al controllo della sanità pubblica le patologie diffusive emergenti che rappresentano un grave pericolo per ogni individuo e per la società tutta e che oggi sono monitorate e controllate".

Il documento prosegue poi con un appello alle Istituzioni: "Il Consiglio nazionale si appella al Parlamento con un fermo richiamo alle superiori esigenze di tutela della salute oltre che agli imprescindibili principi di solidarietà, patrimonio storico della nostra nazione. E sollecita pertanto la Camera dei Deputati a non approvare questo emendamento, contrastante con i principi fondanti del rapporto persona malata e medico, ripristinando quanto previsto dalla normativa precedente. Sollecita infine un'audizione urgente presso le sedi istituzionali competenti, allo scopo di motivare compiutamente la posizione espressa dai medici e dagli odontoiatri italiani".


domenica 22 febbraio 2009

Comunicato stampa del GrIS Alto Adige/Südtirol

Il GrIS è una piattaforma costituita da operatori sociali e sanitari con esperienze e competenze multidisciplinari sensibili al fenomeno immigrazione e alle dinamiche di integrazione socio-sanitarie.

Il GrIS intende diventare una voce autorevole e tecnicamente motivata sulle politiche del settore a difesa dei bisogni e diritti di tutti gli immigrati in Alto Adige, indifferentemente dal loro status giuridico. L’impegno del GrIS si può riassumere nel promuovere accoglienza e prevenzione a vantaggio di tutti, operatori ed utenti.

L’approvazione del Senato della Repubblica del cosiddetto “pacchetto sicurezza” (DDL sicurezza A.S. 733) del Governo, ed in particolare degli emendamenti (prot. 39.305 e 39.306), ci impongono come operatori socio-sanitari una presa di posizione pubblica.

In primis desideriamo informare tutti gli operatori sanitari, che finché il disegno di legge non sarà votato in Parlamento rimane in vigore il divieto di segnalazione!

Ci domandiamo quale sia il vero fine della cancellazione del comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) che sancisce il divieto di “segnalazione alle autorità”.

Crediamo che il nuovo emendamento, che permette discrezionalmente a medici ed infermieri la segnalazione degli immigrati irregolari, abbia fini solamente vessatori. Come conseguenza della legge Bossi-Fini sulle procedure di rinnovo del permesso di soggiorno, il 40 percento dei pazienti negli ambulatori dedicati a migranti irregolari erano regolari e risultano aver perso il diritto al permesso di soggiorno.

Chi come noi lavora a fianco degli immigrati, sa che la maggioranza ha passato una fase di irregolarità, finché è riuscita a costruirsi un progetto migratorio regolare e contribuire a tutti i livelli al benessere della comunità. E che comunque continuano a farlo costretti a svolgere lavoro in nero.

Pertanto respingiamo con forza l’equazione immigrati irregolari uguale a delinquenti, che molti settori della stampa e dei media tentano di rafforzare. Anche l’attuale bombardamento mediatico su stupri e carnefici stranieri intende annebbiare una visione razionale della società civile sulla questione.

Questa legge spingerà verso l'invisibilità una fetta di popolazione straniera e che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria, incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie “parallele”, al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (gravidanze non tutelate, rischio di aborti clandestini, minori non assistiti) ed avrà ripercussioni sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili non produrrà in nessun ambito maggior sicurezza per il cittadino, al contrario.

L’articolo 32 della costituzione garantisce il diritto alla salute ad ogni persona umana e non soltanto al cittadino.

Lo slogan “siamo medici ed infermieri, non siamo spie” intende chiarire alla popolazione che il segreto professionale costituisce il fondamento del rapporto fiduciario tra medico e paziente. Mai come in questo contesto la parola “libertà” di segnalazione è distorta nelle sue conseguenze. Si tratta di un subdolo tentativo semantico che è in contrasto con il codice deontologico.

Purtroppo anche lo strumento dell’obiezione di coscienza non risolve il danno che la legge ha già creato, perché in primo luogo gli immigrati irregolari non possono sapere chi incontreranno nei presidi sanitari, e in secondo luogo i dati sanitari sono alla mercè di tutti gli operatori sanitari, amministrativi compresi.

Da novembre scorso (quando la Lega propose questo emendamento al ddl sicurezza) ad oggi, il numero di stranieri che si sono rivolti alle strutture pubbliche (ed al pronto soccorso, in particolare), sarebbe calato di oltre il 50%.

Non c’è dubbio, che l’obiettivo su cui punta la Lega è l’effetto annuncio del provvedimento e la sua rappresentazione mediatica.

La discriminazione inizia con sottili differenze e finisce nei CIE (campi di identificazione ed espulsione), all’interno dei quali la società civile non può esercitare nessun controllo sul rispetto dei diritti umani.

Il GrIS si oppone inoltre ad una strumentalizzazione partitica. Non vogliamo che il diritto alla salute diventi un contenzioso tra gli schieramenti, che contengono in entrambi i lati uomini e donne di coscienza. Speriamo però allo stesso tempo che il Governo non speculi sui più deboli ed emarginati a fini populistici.

Come GrIS auspichiamo inoltre, che la giunta provinciale dell'Alto Adige (in analogia alla Regione Emilia Romagna) voti una risoluzione di maggioranza nella quale si invita il Presidente della Giunta ad intervenire nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni per individuare ogni possibile e legittima azione di contrasto alla discriminante, irragionevole e pericolosa modifica introdotta nel cosiddetto ''pacchetto sicurezza'', nel rispetto dei principi di civiltà e di tutela della salute delle comunità sancite dalla Costituzione.

GrIS Alto Adige/Südtirol